Lucky Peach #6

27 Aprile 2013

 

LUCKY PEACH #6

 

Lucky Peach ha dedicato il sesto numero all'apocalisse, le premesse mi preoccupavano un bel po'.

 

Lucky Peach #6

 

Titolo: Lucky Peach
Numero: 6
Editore: McSweeney's
ISBN: 9781938073465
Lingua: inglese
Pagine: 178
Data: inverno 2013
Altezza: 26.6 cm
Larghezza: 21.6 cm
Spessore: 0.8 cm

 

Il numero 4 ed il numero 5 mi avevano parzialmente deluso, erano meritevoli di lettura ma li ho trovati un passo indietro rispetto ai precedenti. Quando ho letto che questo sesto numero avrebbe avuto come tema l'apocalisse ho temuto il peggio, ossia che la discesa fosse ormai irreversibile. I rischi di cadere nello pseudo retorico erano alti: imporsi di uscire dagli schemi può portare a legarsi le mani e diventare caricature di se stessi, questa era la sensazione che mi avevano dato i numeri 4 e 5. Ho comprato questo numero per onor di completezza e senza aspettarmi nulla, per fortuna ho dovuto ricredermi.
Negli USA sta crescendo una forte presa di coscienza riguardo la sostenibilità delle risorse del pianeta in cui viviamo, in prima linea ci sono quasi tutti i celebrity chef e molti intellettuali. È un argomento spinoso perché sono coinvolti molti problemi etici e forti interessi economici, spesso in contrasto tra loro. Ci sono già forti segnali che indicano la necessità di cominciare a prendere dei provvedimenti, restando negli USA la mancanza di api nel sud-ovest sta creando gravi danni ad un sacco di aziende agricole. Il tema di questa rivista è quindi l'apocalisse in senso largo e vista con occhio gastronomico. Ci sono sia articoli che trattano eventuali cause che potrebbero condurre a questa apocalisse, sia articoli che propongono soluzioni per adattarsi dopo questa apocalisse (speriamo fittizia, sia chiaro).
Il livello medio degli articoli è molto alto. La cosa che ho apprezzato di più è la varietà di angolazioni con cui è stato trattato il tema, unita ad una serie di spunti e riflessioni molto interessanti. Il primo servizio è un'intervista a Michael Pollan, uno dei giornalisti più attivi nel sensibilizzare la gente su questi argomenti. Le sue risposte sono molto lucide e piuttosto preoccupanti, purtroppo. La rubrica fissa di Harold McGee è dedicata ai cibi in scatola, trattando sia la storia che la tecnica, raccontando anche di come questi possano migliorare col tempo, tant'è che c'è un fiorente mercato di cibi d'annata. Molto bello l'articolo sugli attivisti che cercano di salvare le sementi (cereali e legumi) che rischiano di andare dimenticate, se non estinte: nella vita quotidiana sarebbe utile ricordarsi di tornare a mangiare il più vario possibile. Una sezione che ho trovato molto interessante è quella relativa agli studi ed esperimenti che vennero fatti durante la guerra fredda, quando il rischio di una catastrofe nucleare era bello alto.
Passando al lato più vicino alla natura ci tengo a sottolineare la presenza di altri articoli. Uno riguarda un irlandese che si è dedicato all'allevamento sostenibile di ostriche ed alghe, grazie alle quali si spera che sarà possibile ripulire i mari dall'inquinamento e poi trasformarle in bio-combustibile. Un altro riguarda i cibi fermentati: dopo una probabile apocalisse sarà difficile avere accesso alle tecnologie attuali (frigoriferi e via dicendo), quindi conoscere come manipolare le fermentazioni sarebbe un vantaggio. Ci sono poi molte ricette per valorizzare le meduse, una delle poche specie marine che stanno aumentando di numero.
Peccato solo che lo spazio dedicato ai dessert sia quasi nullo. Devo decidermi a scrivergli una mail.
Potete comprare questa rivista su Amazon IT per 8.36 euro.

 

 

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