Sweet Cuisine

6 marzo 2013

 

SWEET CUISINE

 

Questo libro ci presenta dessert al piatto creati da 10 chef, quasi tutti spagnoli.

 

Sweet Cuisine

 

Autore: AA VV
Titolo: Sweet Cuisine
Editore: Montagud Editores
ISBN: 9788472121201
Lingua: inglese
Pagine: 220
Data: 2004
Altezza: 21.7 cm
Larghezza: 30.3 cm
Spessore: 2 cm

 

Un libro di soli dessert al piatto? Wow, le mie preparazioni preferite!
Con le creazioni di 10 chef diversi, tra cui molti grandi nomi? Doppio wow, mio!!!
Questo libro della Montagud presenta vari piatti creati da: Frédéric Bau, Ramon Freixa, Jordi Roca, Mey Hofmann, Josep Armenteros, Montse Estruch, Yann Duytsche, Isaac Balaguer, Annick Janin e Abraham Balaguer. I nomi di spicco sono quelli di Frédéric Bau (ho già parlato dei suoi due libri), Jordi Roca (all'epoca astro nascente, ora stella assoluta della pasticceria da ristorazione) ed Yann Duytsche (parlerò in futuro del suo libro). I due Balaguer sono fratelli del più famoso (e talentuoso) Oriol. Gli altri chef hanno nomi meno conosciuti (relativamente parlando, Freixa ha pur sempre 2 stelle michelin) ma sono professionisti di livello.
Ad ogni chef è dedicata una sezione, con la presentazione della persona e poi i suoi piatti. Tutti i dessert occupano due pagine, a sinistra le foto ed a destra le ricette. Non tutti hanno contribuito con lo stesso numero di piatti: Freixa ne ha portati 16, gli ultimi due solo 3. I dessert presentati sono relativamente semplici, non sono molto spinti dal lato tecnico pasticciero: quasi tutti hanno una quenelle di gelato ed una componente di frutta cruda o cotta. Questo fa sì che il libro abbia quasi un filo comune, sono pochi i piatti dove spicca lo stile peculiare di ognuno di loro.
Riguardo le ricette, qui si passa al lato dolente. Il libro originariamente era uscito solo in spagnolo (col titolo Cocina Dulce), poi venne tradotto in inglese ed in francese (col titolo Cuisine Sucrée). Io ho comprato la versione inglese ma dire che è tradotto male è poco. Ad esempio la parola "cream" viene usata in vari modi impropri (per indicare una crema o un cremoso). Oppure la parola "bean" riferita al cacao viene usata sia per indicare le fave vere e proprie, sia per indicare le "pastiglie" in cui viene venduto il cioccolato della Valrhona… almeno così credo, è l'unico senso possibile che ho trovato. Insomma, c'è un sacco di confusione e si fa fatica a capire cosa sia scritto veramente. A questo vanno aggiunti un sacco di errori veri e propri: numeri con cifre mancanti (alcune volte indicano 5 g quando dovrebbero essere sui 500 g…); componenti elencate e non presenti; ingredienti richiesti nel testo e non in lista; spiegazioni troncate. Sono mancanze troppo frequenti, praticamente non c'è un dessert in cui le ricette siano degne di questo nome. Questo mi fa dubitare che non sia un problema solo di traduzione ma proprio di partenza, non è possibile che un traduttore abbia compiuto così tanti scempi. La sensazione che si ha è che questi chef abbiano dato le ricette di qualche loro dessert "minore", senza impegnarsi a scriverle con cura, e che il direttore editoriale non abbia prestato molta attenzione al progetto. Qualche dessert veramente interessante ci sarebbe, tipo il famoso sigaro di Jordi Roca, peccato che la ricetta scritta sia a dir poco approssimativa.
Se volete comprarlo lo trovate dalla Montagud al prezzo di 33 euro. Per me non li vale. Il livello qualitativo medio dei piatti presentati non è super e nemmeno ottimo. Poi i testi affossano tutto. Solo per maniaci, insomma.

 

 

4 Responses to “Sweet Cuisine”

  1. El Laito

    sai cosa? mi è capitato di tradurre delle ricette per un progetto "sfortunato" (eufemismo).

    mi sono trovato di fronte testi molto approssimativi, scritti da chef che non avrebbero saputo scrivere nemmeno se la penna avesse avuto la forma di un coltello… (più che altro, ho avuto l'impressione che, ad esempio, alcuni ingredienti li dessero per scontati.)

    c'è poco da fare: se una cosa nasce male, finisce male (con buona pace di traduttori, editori, cuochi e compagnia bella)!

  2. teonzo

    Che la maggior parte di chef e pasticcieri non sappia scrivere per bene una ricetta purtroppo è un dato di fatto. Ma proprio perché è una cosa risaputa di solito o c’è il ghost writer (per i libri di un solo autore) oppure il direttore editoriale che segue il progetto multiplo e cerca di sistemare queste cose (magari delegando). La Montagud si è fatta una fama nel mondo per i loro libri di alta qualità, quindi viene da aspettarsi che i loro responsabili editoriali sappiano rendersi conto se una ricetta è sensata o no. E’ veramente assurdo che siano passati tutti quegli errori, sono cose da elementari dell’editoria.

    Laito, quando torni qua in zona allora?

     

    Teo

     

  3. El Laito

    sono tornato da poco, ma lu temp'è shtate tiranne!

    dovrei ritornare fra un paio di mesi, e allora ci mettiamo d'accordo!

  4. teonzo

    Ok Laito, allora aspetto che fai un fischio!

     

    Teo

     

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