PASTICCERIA INTERNAZIONALE #252

 

Il primo numero del 2013 è veramente grosso. Vediamo se i contenuti sono all'altezza del numero di pagine.

 

Pasticceria Internazionale #252

 

Titolo: Pasticceria Internazionale
Numero: 252
Editore: Chiriotti Editori
ISSN: 03924718
Lingua: italiano
Pagine: 258
Data: gennaio 2013
Altezza: 29 cm
Larghezza: 22 cm
Spessore: 1.4 cm

 

Quando ho parlato degli ultimi numeri di Pasticceria Internazionale ho criticato la mancanza di articoli di grande interesse. Questo primo numero del 2013 purtroppo segue quella scia: gran numero di pagine, di cui gran parte di pubblicità vera e propria (l'indice arriva a pagina 77, 75 pagine di pubblicità iniziali credo siano un record) ed un numero cospicuo di articoli promozionali (praticamente altre pubblicità). Potrebbe essere una cosa accettabile se tolte queste promozioni restassero un bel po' di articoli di spessore notevole, purtroppo non è così.
Il primo servizio tecnico è dedicato alla soggettistica di Pasqua, con fotografie di lavori di vari pasticcieri; tra questi per me spiccano quelli di Luca Mannori, semplicemente fantastici nella loro pulizia e studio delle forme (ma io sono di parte, per me Mannori è il numero 1). Un buon servizio è quello sul Simposio dell'AMPI, con le foto dei tavoli preparati da tutti i Maestri (vederle fa solo bene). L'articolo tecnico di Leonardo di Carlo è il momento migliore di questo numero: è dedicato allo studio della pasta choux, con molte variazioni sulla stessa più varie ricette per le creme di ripieno. Il servizio sul viaggio in India sarebbe potuto essere molto interessante, peccato vengano dedicate poche righe ai prodotti di quella terra.
Bella l'epopea personale di Armando Palmieri, scritta di suo pugno: dopo laurea e specialistica in beni culturali ha scelto di cambiare e dedicarsi alla pasticceria, raggiungendo il successo; sono le storie che fanno bene a questo mondo! L'ultimo articolo che mi ha interessato è quello su Simone Salvini e la sua pasticceria vegan: fare dessert vegan è un lavoro ben difficile a causa dei vincoli molto stretti, quindi è sempre interessante vedere le soluzioni adottate da chi si dedica principalmente a quel mondo; fra qualche mese uscirà il suo libro, una copia l'ha già venduta. C'è anche un servizio tecnico sulle emulsioni, ma è troppo breve per poter essere veramente utile. Dopo di questi articoli resta ben poco, ci sarebbe quello di Martin Lippo, che però continua a riprendere cose fatte da elBulli ma solo con una piccola frazione della loro classe. Tra le pubblicità e gli articoli promozionali non ho notato novità di interesse (perlomeno per me).
Insomma, da Pasticceria Internazionale mi aspetto di meglio: in Italia abbiamo fior fior di professionisti, una quarantina di pagine veramente tecniche mi sembrano il minimo indispensabile per una rivista di pasticceria. Dovrebbe essere nell'interesse sia della rivista che dei grandi professionisti pubblicare servizi con ricette ed aggiornamenti tecnici. Il mondo della pasticceria può e deve crescere anche grazie alle riviste di settore.
Se vi interessa questa rivista è possibile abbonarsi tramite il sito ufficiale.

 

 

2 Responses to “Pasticceria Internazionale #252”

  1. Monica Ribustini

    Ciao Teonzo, 

    Da appassionata del settore (ho seguito in corso di pasticceria pofessionale, ma vengo da tutt'altro mondo professionale) sono abbonata da oltre un anno alla Pasticceria Internazionale. All'inizio mi ha dato moltissimo, era tutto da scoprire e anche le mille pubblicità contenute nella rivista,  le vedevo come un accrescimento delle necessarie conoscenze del settore. Ora ogni numero che ricevo mi sembra più prevedibile, e tutte quelle pubblicità mi danno fastidio. Sono molto d'accordo con te sul fatto che è un piacere leggere gli approfondimento tecnici di Di Carlo e degli altri, così come le analisi del settore e le tendenze, ma come a te, mi farebbe piacere che la rivista fosse soprattutto questo a discapito dei messaggi promozionali e non il contrario! Comunque continuerò a leggerla perché da quel poco che ne so io, resta la migliore in circolazione…

    Un saluto e grazie per condividere con tutti noi le tue preziose conoscenze professionali

    Monica Ribustini

  2. teonzo

    ciao Monica,

    grazie per gli apprezzamenti!

    Riguardo questa rivista, da un lato le pubblicità sono necessarie ed anche utili. Necessarie perché aiutano ad abbassare i costi finali, quindi bon, si possono accettare. Utili perché possono informare su novità interessanti. Se più di metà rivista è di pubblicità amen, lo si accetta perché è evidente che è l’unico modo per far restare in piedi la baracca. Però se una volta tolta la pubblicità resta poco o nulla, allora a che cosa servono numeri come questo?

    Alla fine, per come la vedo io, una rivista di pasticceria dovrebbe essere uno stimolo per tutti per cercare di migliorare. Ossia pubblicare vari articoli che mostrino cosa stanno facendo i grandi, con ricette, spiegazioni tecniche, innovazioni, interviste… Se invece mancano questi contenuti e ci sono solo una sfilza di semilavorati, allora invece di farsi venir voglia di migliorare viene voglia di prendere le scorciatoie e far finire la pasticceria italiana nello stato attuale, col 5% dei locali che lavorano bene ed il 95% che prepara la crema con le bustine. Non mi sembra una bella cosa per il movimento tutto. Così come non mi sembra impossibile per la loro redazione cercare di tirar su 40 pagine a numero di grandi contenuti. Alla fine basta andare da 3-4 grandi nomi a numero e chieder loro del materiale. Non credo ci siano professionisti così masochisti da rifiutarsi di fornire ricette, foto, interviste ed altro ad una rivista, è una delle migliori promozioni possibili.

    Insomma, in questo periodo buio bisognerebbe impegnarsi tutti a riprendere a lavorare con criterio. Le riviste dovrebbero essere un traino.

    L’altra rivista (Il Pasticciere) era salita bene fino a metà 2012, pubblicando molte cose interessanti e con molta meno pubblicità, per poi adagiarsi pure loro. Speriamo per i prossimi mesi, perché quando capitano in mano le riviste straniere viene un po’ di tristezza a fare il confronto. Parliamo tanto di grande tradizione italiana, ma non si può vivere sugli allori e non è il massimo della vita (patriottisticamente parlando) vedere gli spagnoli che fanno passi avanti e noi che facciamo passi indietro.

     

    Teo

     

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